Il mio parto in casa: il racconto di mamma Valentina

Un’altra mamma lettrice del blog ci tiene a condividere la sua esperienza di parto in casa.

Ecco a voi il racconto di Valentina Di Emidio:

Il parto in casa“E’ il 14 Aprile 2011, sono le 18:40 e stringo tra le braccia il mio cucciolo, si chiama Giacomo pesa 3,950 kg è nato con l’induzione, più di qualcuno all’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno pretendeva di farmi un cesareo perché sosteneva che il mio bambino pesasse 4,800 kg. Ho lottato, ho pianto, non mi sono sentita capita, sono stata umiliata ma alla fine io Giacomo e mio marito abbiamo vinto, insieme, tutti e tre…. La mia famiglia! Il resto ora non conta, tutto si annulla, ed io torno in camera con la mia creatura tra le braccia più forte, più decisa, più donna. Ho partorito, sono padrona del mio corpo, da oggi sento davvero che posso fare di tutto …. Guardo mio marito e nella gioia più totale gli dico che un secondo figlio lo possiamo fare anche “domani” ma gli rubo la promessa: “Non riportarmi qui, ti prego!”. Sono passati quattordici mesi da quel giorno e questa prima gravidanza, i fatti accaduti in ospedale, mi hanno dato un grosso stimolo nel conoscere, scoprire e soprattutto creare qualcosa per le donne, per le future mamme e per i loro piccoli.

Il mio progetto mi fa conoscere Chiara Ciucci, ostetrica libera professionista, e da mio diventa il nostro progetto … contemporaneamente alla sua realizzazione scopro di aspettare un secondo bambino. Diventa reale la prospettiva di non tornare in quell’ospedale, scopro con Chiara che si può partorire a casa, che in caso di gravidanza fisiologica basta l’ostetrica, che non servono visite ogni mese, che fanno male ecografie ogni mese. Siamo decisi mio marito ed io, questa creatura nascerà a casa! Con Chiara ci lavora anche Irene Marzetti, la prima volta che la incontriamo per me è amore a prima vista. Mi sento serena, sento di potermi affidare a loro completamente, sento che la gravidanza è una cosa naturale che posso stare tranquilla. Gli occhi buoni di Irene mi colpiscono, il suo modo naturale e pacato di svolgere il suo lavoro di ostetrica, proprio come io svolgo il mio “lavoro” di mamma. Avevo fatto l’abitudine a una certa freddezza che il ruolo medico- paziente spesso ti riserva, ora invece mi sentivo, “in famiglia”. Passano i mesi, quando ho un dubbio Chiara è con me, non mi vergogno a chiedere chiarimenti, ormai mi sono abituata a sentirmi rispondere senza dovermi per forza sentire stupida come tante volte era capitato nella gravidanza con Giacomo. E’ il 20 febbraio 2013, la sera prima avevo masterizzato un cd. Il titolo … “Per il mio travaglio” (il tempo è finito il 10 Febbraio speriamo che Michele si decida!). Giacomo sta strano stanotte, piange, si gira e rigira nel lettone, guardo l’orologio è l’una passata …. Chiedo a mio marito di tenerlo un po’ tranquillo perché mi fa male la pancia quando, girandomi su un fianco, sento uscire qualcosa, mi alzo di scatto (per quanto posso, direi che in realtà cerco più di rotolare giù dal letto!) ho rotto le acque, è la prima volta per me, con Giacomo non è successo in maniera naturale. Guardo Fabio (mio marito) e tremante annuncio: ”Ho rotto le acque, oddio oddio, ho rotto le acque” E rido, e mi viene da piangere, e non so che devo fare …. Che mi aveva detto Chiara? “ Chiama Chiara dille cosa dobbiamo fare”. Fabio scende al piano di sotto ed esegue mentre io mi cambio…. “Se non partono i dolori, riposati che ne avrai bisogno, nel caso richiamiamo”.

Mi rimetto nel letto, tempo un quarto d’ora inizio a sentire le contrazioni, sono irregolari, fastidiose, non mi permettono di stare sdraiata. Allora mi alzo, cammino, mi muovo, Chiara mi ha insegnato tante cose, non mi sento impreparata …. Fabio nel frattempo scende al rustico: la piscina è gonfia, va solo riempita; inizia ad accendere il caminetto e la stufa a pellet …. Chiara dice di farmi una doccia, non troppo calda, di rilassarmi e di farle sapere come va. Eseguo, poi mi rivesto e scendo in sala, i dolori aumentano ma non sono regolari, non devo telefonare, Chiara è già arrivata e tra un po’ arriverà anche Irene. Mi colpisce una cosa: Chiara continua a riempirmi di domande-, dove sento male, come lo sento- ma perché non mi visita? Sono entrata in contatto col mio corpo, ora capisco lo scopo delle domande: sono io questa volta l’attore principale, posso gestirmi da sola, non sono più solo una comparsa! Arriva Irene e ora sento con certezza che tra non molto stringerò il mio Michele …. Mi chiede il permesso di visitarmi per vedere come stiamo messi laggiù, non prima di avermi chiesto tante cose, ho il pieno possesso del mio corpo e non è una cosa da poco. “ Scendiamo sotto, non manca molto!”. M’immergo nelle calde acque della mia piscina gonfiabile, l’acqua è il mio elemento, mi sento al sicuro. Mio marito prende il cd e lo fa partire, mi metto carponi, ho tanto male alla schiena, è meglio non assecondare i premiti perché Michele sta spingendo sul collo dell’utero, Irene mi massaggia la schiena con l’olio di lavanda, mio marito e Chiara mettono acqua calda per mantenere la temperatura. Respiro come mi hanno insegnato, la luce del caminetto mi distende … Ora i dolori sono più forti, non resisto, perdo il controllo, Irene l’ha capito… “ Valentina che succede? Cos’è che ti spaventa? Lascia andare la paura, scarica la rabbia ……” E’ vero mi sono ritrovata catapultata al parto di Giacomo, ma non sono li, questo è un’altra esperienza, sono a casa mia…. Mi concentro sulla musica, le parole di Irene e la sua voce diventano un mantra per me…. Scelgo una posizione diversa, mi metto supina, con il ginocchio destro leggermente piegato. Ecco i premiti, li assecondo, non spingo come una pazza, mi limito a prendere aria e a buttarla fuori come se dovessi spegnere delle candeline. Ho gli occhi chiusi, sono concentrata su di me e su quello che Michele sta facendo per nascere, compie delle rotazioni e sento il babbo che sussurra “ eccolo, sta li, che meraviglia ….” La mia pancia si svuota, i premiti finiscono, apro gli occhi e vedo un padre incantato che guarda dentro l’acqua, Michele è lì che nuota beato, forse non si è nemmeno reso conto. In tutta calma me lo appoggiano sul petto , Chiara mi accarezza una guancia, le do un bacetto e la ringrazio, mi viene da piangere, mi scoppia il cuore, non mi sono mai sentita tanto amata. Irene è lì con i suoi occhi buoni, sembra fiera di me … forse non sa fino a che punto sia stata fondamentale per me. Mio marito è in estasi e mi racconta di questo frugoletto che ha aperto occhi e bocca mentre veniva al mondo per poi richiuderli sentendosi tranquillo. Ora è qui tra le mie braccia, il secondamento è avvenuto dopo una mezz’ora, sul divano: a casa nessuno ha fretta, il tempo sembra fermarsi. Michele è nato alle 9:50, pesa 4,450 kg. Chissà cosa mi avrebbero fatto in ospedale …. Non ci voglio pensare! Dopo due ore Giacomo ha incontrato il suo fratellino, a casa non ci sono orari da dover rispettare … Michele è stato attaccato due ore al seno, Giacomo è stato con la mamma tutto il giorno e la notte eravamo nel lettone tutti e quattro! Per me e per loro è stato molto importante. Ho avuto solo un punto perché mi sono lievemente lacerata lì dove, col primo parto, mi avevano fatto l’episiotomia. Hanno fatto il bagnetto a Michele dopo due giorni, a casa è tutto più tranquillo, non sei solo una cartella clinica, con un numero, sei una persona. Non è difficile fare questa scelta: dopo aver trovato l’ostetrica giusta, basta mandare una comunicazione all’asl. Nella regione Marche si riceve un rimborso di circa 1200€. Il costo complessivo varia secondo le settimane in cui la donna partorisce (le ostetriche si rendono reperibili dalle trentasette settimane). Credo che ogni donna debba sapere che esiste questa splendida opportunità e che non ci si debba nascondere dietro l’alibi del “costa troppo!” “è roba da ricchi!” “ lo fanno i vip”. Se ci fermiamo a riflettere in nove mesi di gestazione quanti soldi regaliamo al ginecologo? Se poi è uno “importante”, non ne parliamo. Molte mi hanno definito incosciente, altre mi hanno detto che sono stata coraggiosa: io dico che semplicemente sono una mamma che ha vissuto una prima esperienza non troppo felice e che questa mi ha dato la possibilità di allargare i miei orizzonti e di scoprire che “le donne sanno partorire e che i bambini sanno nascere” dove ti trovi è solo un contorno. Certamente stare in casa propria, nella propria intimità,con persone che hai scelto e di cui ti fidi, andare nel proprio bagno e dormire nel proprio letto non sono un dettaglio da trascurare.”

Chiunque volesse condividere la sua esperienza di parto può scrivermi a mammesbt@gmail.com

Leggi anche:

  1. Partorire in casa
  2. Il mio parto in casa: il racconto di mamma Catia
  3. Il mio parto in casa: il racconto di mamma Manuela

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